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Loki: un inizio maliziosamente riuscito

Dopo WandaVision che era riuscito a sorprendere con il suo approccio, all’inizio, prima di tornare ai chiodi della metodologia MCU, e Il falco e il soldato d’inverno che peccava per il suo garbatamente noioso classicismo, bisogna ammetterlo: si cominciava a dubitare delle capacità di Studi Marvel per rinnovarsi davvero. Serie Loki che inizia oggi su Disney +, risponde in parte a questa preoccupazione. Forse ci faremo ingannare ancora una volta dalle promesse originali, come nel caso di Wanda, ma alla fine dei primi due episodi che abbiamo potuto vedere (cioè un terzo della serie, casualmente), la conclusione è chiara: era tanto tempo che non eravamo così entusiasti. Per una volta, non mettiamo il broncio al nostro piacere.

Stiamo svegli tutta la notte per prendere Loki

Affrontiamolo dall’inizio: la serie Loki è la meno accessibile delle prime tre proposte per Disney +, e la scommessa di Studi Marvel è sicuramente quello di catturare gli spettatori fedeli, abituati a seguire il personaggio sin dalla sua prima apparizione in Thor, dieci anni fa. L’introduzione è una ripetizione degli ultimi secondi di tempo sullo schermo da Loki nel Avengers: Endgame. I supereroi hanno viaggiato indietro nel tempo per tornare al tempo dell’attacco a New York da parte del chitauri nel primo film Vendicatori. Il, Loki approfitta di un ciarlatano nel piano di Vendicatori per cogliere il Tesseract e teletrasportarsi rapidamente. Questo promemoria viene inviato molto rapidamente – tanto da dire che i nuovi arrivati ​​verranno completamente abbandonati – perché il primo episodio ha molto da introdurre.

Trasferitosi nel deserto del Gobi, Loki viene rapidamente imbarcato da misteriosi soldati in armatura, e si ritrova incarcerato in I.V.A. (il Autorità per la variazione temporale, tradotto in francese da Tribunale delle Varianze Anacronistiche). Questa vasta organizzazione burocratica mira a correggere qualsiasi varianza che si discosti da a Eterno Flusso Temporale sacro. La cronologia centrale del MCU, insomma, cheAvengers: Endgame ci aveva già fatto brillare.

Ma mentre questo Loki del 2012, sfuggito al flusso temporale, dovrebbe normalmente essere eseguito dal executed I.V.A., come un errore che si fa sparire, l’agente Mobius (Owen Wilson) interviene e vuole reclutarlo nella squadra. In questione ? Un’altra “variante a tempo” fa sua ed elimina le squadre dal I.V.A. uno dopo l’altro. Mobius avrebbe quindi bisogno di una mano, e dato il misterioso assalitore da rintracciare, Loki sembra aver trovato tutto per aiutare. Certo, il Dio della Malizia non si trasforma di fatto come un eroe, e seguirà, come sempre, il suo programma.

Dimentichiamo la sitcom o il thriller tacticool, Loki sperimenta un registro completamente diverso, quello di una fantascienza con accenni di thriller, che mescola il processuale in tandem con un discorso contemplativo sul luogo del libero arbitrio. Soprattutto, la serie introduce molto rapidamente (e con l’aiuto di una sequenza animata) un sacco di concept sulEterno Flusso Temporale e la presenza di Custodi del tempo, che, a lungo termine, amplierà notevolmente la gamma di possibilità all’interno del MCU. Nel suo primo terzo, la proposizione è del tutto diversa da quella che Studi Marvel saputo proporre, con una trama che regge. Insomma: a furia di seguire le notizie o di comprendere le traiettorie narrative dei personaggi del MCU, la serie precedente che era WandaVision o Falcon / Soldato d’inverno lasciato poco spazio alle sorprese. Wanda entrare Dottor Strange 2, sat doveva diventare quello nuovo Capitano America, eccetera. Con Loki, troviamo il piacere di una storia la cui fine non è stata ancora scritta per lo spettatore, con vero posta in gioco, una tensione sapientemente dosata e un ritmo abbastanza ben gestito. Questo aspetto sarà sicuramente più visibile dal secondo episodio, il primo essendo proprio lì per introdurre.

Difficile dire di più senza spoiler, ma c’è qualcosa di molto affascinante nella trama. Forse perchè Michael Waldron (produttore di Rick & Morty e sceneggiatore del prossimo Dr. Strange: nel multiverso della follia) ci fa capire le potenzialità dei suoi nuovi giocattoli. Il sondaggio condotto da Mobius varia i piaceri in termini di decorazioni (modo Leggende di domani, ma che si prende sul serio senza fare troppo), l’architettura del I.V.A., con una forma burocratica travolgente che ricorda Brasile, ha anche un aspetto di Cittadella dei Rick che i fan della fantascienza apprezzeranno. Quanto ai dialoghi o alle atmosfere, ricorderanno cosa Legione aveva anche intrapreso, senza lo sguardo di Noah hawley, ma con abbastanza talento per funzionare, pur permettendo di approfondire il carattere di Loki.

È davvero piuttosto incoraggiante, dopo aver trascorso casualmente dieci anni a fianco Tom Hiddleston, per vedere questo supercriminale evolversi ed essere sfidato su più livelli. Da un lato, la serie è lì per sostituire la funzione di Loki come un personaggio all’interno del MCU, con un soggetto che sarebbe quasi una mise en abyme. Loki ha diritto a un’introspezione piuttosto interessante, e la serie si diverte anche a parlare del libero arbitrio o delle sue sembianze: mentre l’eroe vorrebbe essere padrone della Terra, imporre la propria volontà invocando il bene comune, rendersi conto che a Eterno Flusso Temporale sarebbe costantemente monitorato e che non avrebbe alcuna azione in merito è necessariamente difficile da ipotizzare dal suo punto di vista. Questi temi e discussioni sono tanto più piacevoli da seguire in quanto consentono al duo formato da Hiddleston e Wilson brillare. La chimica tra i due attori fa esplodere lo schermo, mentre non ce lo aspettavamo necessariamente. Il cast è tutto sommato sullo stesso tono, con una menzione speciale ai comprimari di I.V.A. interpretato da Gugu Mbatha-Raw e Wunmi mosaku, che a volte rubano la scena ai protagonisti, sia nella scrittura che nell’interpretazione.

abbiamo evocato Legione prima per l’aspetto posato e le discussioni metafisiche, ma riteniamo anche che questa serie sia stata fonte di ispirazione estetica, soprattutto per le scenografie del I.V.A.. L’intersezione di una città gigantesca in cui vegliano rappresentazioni di divinità giganti con quella di un’amministrazione labirintica dove uffici e archivi sono collegati a perdita d’occhio porta un vero ristoro dal lato retrofuturistico che emerge. Anche se l’estetizzazione non è mai spinta come nella serie di Noah hawley, apprezzeremo anche alcuni sforzi fatti sulla fotografia, su certe scelte di illuminazione o luci. Serie Loki è gradevole alla vista, e alcuni scatti (di nuovo, nell’episodio 2) dovrebbero segnare le retine per un po’. Approfittiamo di questo paragrafo anche per sottolineare l’impeccabile lavoro svolto sulla colonna sonora, ammaliante, tra toni celtici e approccio synthwave, con arie misteriose che, dai titoli di coda, evoca Ai confini della realtà per una riuscita ambientazione in atmosfera.

Finora è tutto allo stesso livello? Ovviamente no. Il ritmo lento può dispiacere a qualcuno, e bisogna ammettere che alcuni dialoghi o certi passaggi sono più lenti di altri. Una scena con una ciotola di insalata, per esempio. A differenza di altre produzioni Studi Marvel, Loki mostra subito un’aria abbastanza seria, che contrasta con la solita commedia e non riesce, questa volta, a divertire lo spettatore. Tuttavia, possiamo sorridere davanti alla serie, per il carisma di Hiddleston. On constate assez vite que le comédien et les équipes ne comptent absolument pas faire de lui un héros au sens strict, il est après tout le dieu de la malice, et face à cet ennemi précis qui tiendra le rôle d’antagoniste, fourbe lui- anche, pure, Loki destabilizzato dalla sua capacità di essere finalmente intrappolato dal suo avversario. Resta da vedere se il mantice non cadrà dopo questi primi due episodi, ma, per il momento, questi temi, quest’area da esplorare, assecondano il desiderio di scoperta, una sensazione del tutto inaspettata per una produzione. Studi Marvel.

Un’ultima cosa divertente da notare: l’animazione occupa un piccolo posto in questi primi episodi. Oltre a una sequenza narrativa che permette di spiegare il luogo del I.V.A. nel multiverso (il termine ricorre spesso), si ritrova anche per la mascotte del Tribunale, Miss Minuti, simpatico personaggino doppiato in versione originale dall’ottimo tara forte. A volte divertente, a volte inquietante, il piccolo orologio animato consente anche una forma di variazione visiva da cui non esiteremo.

Nei rispettivi inizi, WandaVision ci aveva incuriosito, Falcon/Soldato d’inverno educatamente infastidito, ma Loki è riuscito a sfidarci in modo molto più proattivo. Una mitologia tutta nuova ci viene presentata abbastanza velocemente, la trama non perde tempo nonostante poche scene posate e altre lunghezze, il cast nel complesso è convincente e l’alchimia tra Tom Hiddleston e Owen Wilson fa schifo. Aggiungete a ciò un’estetica che cerca di fare meglio del solito, una colonna sonora di successo e un mix di thriller retro-futuristico e procedurale, e avrete l’inizio più eccitante per una serie Disney + Marvel Studios finora. Questo entusiasmo si basa molto sul secondo episodio, dopo un primo che, tutto sommato, rimane molto introduttivo. E ovviamente temiamo, come è già successo in passato, che il soufflé si stacchi velocemente. Ma per ora, Loki si sta dimostrando promettente in tutto il MCU e non vediamo l’ora di saperne di più.

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