Il tema del razzismo e dell’antisemitismo all’interno delle tifoserie calcistiche è sempre più urgente e Michele Sarfatti, studioso della persecuzione antiebraica e della storia degli ebrei in Italia nel XX secolo, ha sollevato la questione in occasione di Sky Inclusion Days. Secondo Sarfatti, i dirigenti delle squadre di calcio non stanno facendo abbastanza per combattere questi fenomeni e spetta alla parte “sana” dei tifosi isolare le minoranze razziste e antisemite.
La proposta avanzata da Sarfatti è quella di creare un premio destinato alla squadra di calcio che fa di più contro il razzismo e l’antisemitismo alla fine di ogni campionato. Si tratterebbe di un riconoscimento a chi agisce concretamente per mantenere un clima di civiltà negli stadi e contrastare questi fenomeni che purtroppo ancora persistono.
Non è la prima volta che si parla di razzismo e antisemitismo nel mondo del calcio e purtroppo non è nemmeno la prima volta che si solleva la questione dell’inadeguatezza delle contromisure adottate dai dirigenti delle squadre. È un problema molto complesso che coinvolge elementi sociali, culturali e storici e che richiede un impegno costante e condiviso da parte di tutti gli attori coinvolti.
L’idea del premio potrebbe essere un primo passo verso una maggiore sensibilizzazione su questi temi e un incentivo concreto per le squadre a impegnarsi attivamente nella lotta al razzismo e all’antisemitismo nelle tifoserie. Sarfatti ha fatto bene a sollevare la questione e a proporre una possibile soluzione, ma è chiaro che il problema richiede un impegno costante e continuo da parte di tutti. Solo così si potrà sperare di debellare definitivamente questi fenomeni e garantire un clima di civiltà e rispetto reciproco negli stadi.