Il 7 giugno 1959, Rino Marchesi risolse il Caso Azzini.

Il Modena ha risolto il Milanese e ha ottenuto la promozione in Serie A dopo solo una stagione di purgatorio. Tuttavia, l’Atalanta ha dovuto affrontare il cosiddetto Caso Azzini, una presunta combine tra il faccendiere del calcio Gegio Gaggiotti, l’ex Bepi Casari e Renato Azzini, noto come “La Ruspa”. Quest’ultimo avrebbe fatto volontariamente sfuggire il doppiettista Gianni Zavaglio nella partita Padova-Atalanta del 30 marzo 1958. La squadra bergamasca è stata poi retrocessa all’ultimo posto dalla Commissione di Controllo FIGC il 29 giugno dell’anno del fattaccio, ma è comunque risalita in Serie A sul campo alla prima occasione.

Il 7 giugno 1959, il rigore al settantacinquesimo minuto di Rino Marchesi contro il Modena al “Comunale” ha valso il primo posto nel campionato cadetto con 2 punti di vantaggio sul Palermo, sconfitto a Taranto. Questa promozione ha rappresentato un grande successo per l’Atalanta, che era penultima sul campo. Tuttavia, la squadra avrebbe dovuto giocarsi la permanenza in Serie A nello spareggio interdivisionale con il Bari, secondo in Serie B, alla fine del 1957/58. Al suo posto, per effetto del Caso Azzini, è sceso il Verona, che ha giocato contro il Bari e ha poi perso lo stesso anno insieme alla squadra bergamasca.

La giustizia sportiva funzionicchiava male in quegli anni. Nel processo intentato dalla Federcalcio, l’Atalanta ha venuto rappresentata dai legali Cesare Graff ed Edoardo Facchinetti, che hanno rivendicato la propria totale estraneità al caso. Tuttavia, per responsabilità oggettiva, la squadra è stata condannata all’ultimo posto come una scure, oltre alla radiazione del tesserato patavino che ha protestato la propria innocenza. Questa sentenza ha provocato le dimissioni in blocco del consiglio d’amministrazione guidato dal senatore Daniele Turani, il presidente, portando all’interregno del commissario straordinario Clemente Mayer, delegato provinciale del CONI. Nel novembre 1959, con l’Atalanta di nuovo al piano di sopra, la squalifica di Azzini è stata ridotta a due anni e la società è stata assolta dalla Corte d’Appello Federale. Tuttavia, questo caso ha scosso profondamente il mondo calcistico dell’epoca e ha dimostrato la necessità di una maggiore trasparenza e giustizia sportiva.

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