Sabatini ha dichiarato a CM che la Juventus ha giocato senza motivo nel 2023 e che c’è una strategia in corso riguardante gli stipendi e la UEFA.

La partita tra Juventus e Milan sembrava essere una sorta di amichevole di prestigio, nonostante il risultato fosse importante per il Milan di Pioli. Per la Juventus, invece, gli effetti sulla classifica sarebbero stati nulli. Questa sostanziale inutilità della sfida è dovuta al balletto di penalizzazioni che la Juventus ha subito. La richiesta di punti da parte del procuratore federale Chinè è passata da 9 a 11, mentre la sentenza è passata da 15 a 10. La Juventus aveva chiesto solo 5 punti, ma la giustizia farà il proprio corso anche sulla cosiddetta “manovra stipendi”, sempre a caccia di una penalizzazione afflittiva. Se le sentenze italiane non fossero sufficienti per escludere la Juve da qualche Coppa, ci sarebbe l’UEFA che, attraverso il presidente appena rieletto Ceferin, darebbe l’eventuale colpo di grazia, in serbo per l’affronto della SuperLega mai rinnegata.

La Juventus si è solo difesa nei processi, non ha coinvolto né tanto meno attaccato nessun altro club per le plusvalenze, di fatto accettando l’accusa di essere a capo del sistema, seppur senza altre società “sistemiste”. La Juve si è chiusa in sé stessa, dando inevitabilmente l’impressione di aver qualcosa da nascondere. Ha barcollato sulla gravissima accusa di slealtà sportiva sperando vanamente di limitare i punti di penalizzazione, senza mai offrire percorsi alternativi ai giudici. La revoca dello scudetto 2018/19 sarebbe stata perfino più comprensibile delle penalizzazioni a orologeria nella stagione in corso. La temutissima vendetta dell’UEFA non è stata “disinnescata”. Andrea Agnelli è stato dimissionato, ma il progetto SuperLega no.

Nel 2023 la Juventus ha giocato per nulla. Seppur compattata dal sogno dell’impresa contro tutto e contro tutti, la squadra è crollata appena ha realizzato che comunque sarebbe andata a finire male. Questa sembra la spiegazione più veritiera. Non la giustificazione, né l’alibi: semplicemente una spiegazione. Per la conclusione vera, invece, ci vorranno anni. Quelli che servono per passare dalla fine di un ciclo glorioso all’inizio di un nuovo ciclo sportivo. Ma pure gli anni necessari per ripensare alla giustizia sportiva che sarà anche uguale per tutti, ma un po’ più veloce o un po’ più lenta per tanti. La Juventus deve guardare al futuro e riprogettare la propria strategia sportiva e comunicativa.

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